Uno scherzo del destino...

 

Questa storia è inventata completamente e niente di tutto ciò è avvenuto veramente (tranne la storia d’amore tra Katie e Josh durante le riprese di Dawson’s Creek) ma siccome non amo in particolar modo la coppia Katie-Tom ho provato ad immaginare qualcosa di diverso che, a quanto pare, non potrà mai accadere....

Scritta da Antonella

 

Era avvenuta l’ennesima discussione con Tom e Katie era distrutta, scoppiò in lacrime appena sentì la porta d’ingresso sbattere fortemente a causa della violenza di Tom...

Era sdraiata sul letto, singhiozzava e ripensava alle parole che si erano detti pochi minuti prima “Basta! Non ce la faccio più! So badare a me stessa e non ho bisogno di un tutore!” “Tu sei la mia fidanzata e non voglio che te ne vada in giro con i tuoi ex!” “A volte mi sembri mio padre!” “Questo vuol dire che tuo padre ha almeno un briciolo di cervello! Pretendi che siano tutti al tuo servizio?” “Sei tu che vuoi comandare la mia vita! Sono incinta e non malata!” poi... la fine...è uscito di casa furioso ma lei sapeva, o meglio, sperava che sarebbe tornato presto e per farsi scusare l’avrebbe sicuramente addolcita con una delle sue solite romanticherie...aspettava e fissava la porta aspettando che lui entrasse da un momento all’altro.

 

Ormai la sua vita si era ridotta a casa-lavoro e niente di più, lontano dalla famiglia, dalla sua casa, non aveva una donna accanto e nemmeno gli amici di sempre con cui si divertiva a fare scherzi e bravate adatte più a dei diciottenni che a ragazzi della sua età. Aveva appena finito di girare una scena del suo ultimo film, fu chiamato sul cellulare, guardò il display, era AJ, il suo amico di New York, chissà come mai lo chiamava...”pronto?” “pronto, Josh sono AJ, disturbo?” “Ciao! No, non disturbi! Come mai questa telefonata?” “Volevo invitarti questa sera ad un pub qui a New York, mi hanno detto che fra qualche ora sarai qui...” non gli andava di uscire, aveva solo voglia di stare in pigiama sul divano a guardare il solito film che lo faceva sempre rilassare, poi però pensò che aveva bisogno di distrarsi e di non pensare più a nulla e accettò “D’accordo, a che ora?” “Verso le otto. Il pub è quello sotto casa mia, dove siamo stati l’ultima volta...ricordi?” “Sì, sì certo! A dopo allora...” attaccò, si diresse nel suo camerino, raccolse le sue cose e si avviò verso il parcheggio dove, accompagnato dal suo manager, avrebbe fatto ritorno a casa.

 

Era tardi, Tom ormai era uscito da più di quattro ore e si era scocciata di aspettare, chiamò l’amica Anne e le chiese se le andava di uscire, decisero di incontrarsi sotto l’appartamento di Tom, dove ormai Katie faceva dimora fissa, e si andò a preparare...si guardò allo specchio, ormai il pancione era enorme e mancavano pochi mesi alla nascita del bambino. A volte aveva paura che suo figlio sarebbe cresciuto in un ambiente poco adatto a lui a causa dei continui litigi fra lei e Tom, ma sapeva che avrebbe sicuramente avuto due genitori stupendi e che gli avrebbero voluto un mondo di bene. Solo sei mesi prima non avrebbe mai immaginato di poter rimanere incinta, era intenzionata ad aspettare il matrimonio ma quella sera era successo tutto all’improvviso... l’amore, la passione e la dolcezza, tutto in un unico momento. Un momento indimenticabile. Appena scoperto di aspettare, era spaventata, quasi terrorizzata, ma Tom l’aveva rassicurata e  tranquillizzata. Ora sapeva che quella era stata la miglior cosa che le fosse capitata.

 

Casa dolce casa...è così che si dice, no? Eppure lì dentro era un inferno. Sembrava fossero passati i vandali! “Se solo lo vedesse mia madre!” pensò. Un caos indescrivibile regnava in salotto, per non parlare poi della sua camera! Avrebbe dovuto rimettere apposto...era stanco e non gli andava...ci avrebbe pensato più tardi. Si fece una doccia e, più rilassato di prima, si avviò verso il luogo dell’appuntamento.

 

Scese le scale di corsa, non gli faceva bene correre ma era in ritardo...in tremendo ritardo! Aprì il portone e Anne era già lì, di spalle ad aspettarla, si voltò e la notò, le sorrise e, come Katie sapeva, la rimproverò scherzosamente: “Ma si può sapere come mai ci metti così tanto per prepararti? Quand’è che mi hai chiamato?” “Due ore fa, lo so! Scusa ma sai com’è?” “Guarda che dovrei essere io quella che ha bisogno di un uomo, anche per non sfigurare accanto a una mia certa amica che è fidanzata con l’uomo definito il più bello del mondo” la guardò con aria furba, “Il più bello ma non il più...galante” “che intendi dire? C’è qualcosa che non va?” “La nostra ennesima discussione...mi ha visto parlare con Chris e ha fatto una scenata! Sa che siamo rimasti amici eppure continua ad essere geloso e possessivo anche se parlo con una pianta!” “Esagerata! Comunque perché non provi a parlargli? Vedrai che ti capirà” “Ci ho già provato ma non mi ascolta! E poi con il fatto che sono incinta è ancora più protettivo, ma non è questo che mi da fastidio! È che è TROPPO protettivo! È uscito di casa e non è più tornato e non ti nascondo che sono anche preoccupata!” l’amica le lanciò uno sguardo di comprensione ma non disse nulla, in fondo non aveva mai realmente approvato la loro storia, sapeva come sarebbe finita.

 

Si trovava davanti al pub, sospirò ed entrò. Gli amici gli corsero incontro  e lo abbracciarono, poi iniziarono a parlare di ciò che era successo in quelle settimane in cui non si erano visti ma l’argomento non interessava Josh che si stava già annoiando e pensava che sarebbe stato meglio a casa sua con il pigiama e il film sul divano.

 

Passeggiavano e davano uno sguardo alle vetrine dei negozi che stavano chiudendo. Passarono davanti ad un locale e Katie fu attratta dal manifesto che diceva “Questa sera karaoke!!!”, convinse Anne ad entrare e si sedettero ad un tavolo vicino al palco in modo da poter ascoltare meglio i “cantanti” che si sarebbero dilettati al karaoke, si diresse poi verso il bagno. Passando notò un tavolo di ragazzi che la guardavano forse perché l’avevano riconosciuta. Katie fece caso ad un ragazzo seduto di spalle che, da dietro, aveva un’aria familiare. Si voltò e continuò a camminare.

 

Nella noia più totale, Josh si risvegliò un momento solo quando si accorse che gli amici all’improvviso avevano smesso di parlare e fissavano un punto dietro le sue spalle, poi iniziarono a bisbigliare dicendo “Ma quella non è Katie Holmes?” “Sì, è proprio lei!” “Josh, c’è Katie! Voi due non vi conoscevate?” Josh si voltò e, con suo grande stupore, era proprio lei... Katie, la ragazza che l’aveva fatto sognare e innamorare, che era stata in grado di stargli vicino come amica e di perdonarlo dopo ciò che le aveva fatto, la ragazza che, nonostante la lontananza, non aveva mai dimenticato. Lei era di spalle e si stava dirigendo forse verso il bagno. Una vocina al suo interno gli consigliava di parlarle, un’altra gli diceva che, dopo il modo in cui si erano lasciati l’ultima volta, non era il caso.

 

La serata, tra una canzone stonata e una battuta con Anne, era passata e nella sua mente si affollavano ancora mille pensieri, “Dove sarà Tom? Sarà tornato a casa? Dovrò subire un altro nostro litigio? Chi era quel ragazzo seduto al tavolo che non ho riconosciuto?”. Dire che era confusa è dire poco. Tornò a casa distrutta, forse non era stata una buona idea uscire. Posò le chiavi sul tavolo d’ingresso e trovò un biglietto, sorrise, la calligrafia era di Tom. Lo sapeva, per farsi perdonare aveva escogitato uno dei suoi trucchetti romantici...prese il bigliettino e iniziò a leggere “Sono tornato a casa ma non c’eri, a quanto pare non eri dispiaciuta quanto me per la lite avvenuta oggi dato che ti ho visto nel pub con la tua amica. Mi dispiace ma ho bisogno di riflettere. Sappi che non è un addio. Ti amo. Tom.”. Sentiva le lacrime lungo il volto, non c’era nessun peluche o mazzo di fiori, nessun gioiello o cenetta a sorpresa. Nulla di tutto questo era lì. Ma soprattutto non c’era Tom. Sarebbe stato inutile rimanere lì quella notte, così preparò il borsone e si avviò verso casa sua.

 

Finalmente quella serata infernale era finita! Non aveva pensato sarebbe stata così noiosa! Ma forse era lui che non era in vena di divertirsi. Comunque sia un pensiero non lo abbandonava più da un paio di ore ormai: “Cosa ci faceva Katie lì e come mai era da sola?” Ok, sono due...e inoltre non era sola ma con un’amica...ricordava il nome, Anne, gli era stata presentata da Katie nel periodo in cui stavano insieme.

Si guardò intorno, quel caos di prima non era ancora sparito, non gli andava di sistemare neanche in quel momento...in realtà non aveva nemmeno voglia di rimanere in casa. Prese le chiavi e uscì. Erano le due di notte ma New York non dorme mai. Camminava senza una meta ben precisa e, senza volerlo, si ritrovò sotto casa di Katie. Non poteva suonare per una serie di motivi: 1)Che cosa avrebbe detto? 2)Che diritto aveva di rifarsi vivo nella sua vita? 3)E se stava con Tom?.

 

Appena chiusa la porta, si buttò sul letto e iniziò a piangere, questo sarebbe dovuto essere il periodo più bello della sua vita e invece tutto ciò la stava portando in un baratro di sconforto da cui difficilmente si esce. Estrasse dalla tasca il bigliettino di Tom e lo rilesse ancora una, due, tre volte. Cercava di trovare un senso a quelle parole e la rabbia sommerse tutti i suoi buoni propositi di stare calma. Come poteva stare tranquilla quando il tuo fidanzato ti molla con un bigliettino e per giunta quando sei incinta? “Calma...non mi ha lasciata. Si è solo preso un periodo di pausa!” cercava di riflettere ma a quanto pare non funzionava. Andò in cucina e bevve un bicchiere d’acqua per calmarsi. Suonarono al campanello, andò ad aprire con la speranza che fosse Tom, la persona che si ritrovò davanti non era quella che si aspettava ma ne era comunque felicemente sorpresa.

 

Era davanti al portone con la seria intenzione di suonare ma non ne aveva il coraggio. Cosa fare? Contò fino a tre, chiuse gli occhi e bussò. La porta si aprì e la vide...bella come non mai, nel suo splendore, era titubante e sorpresa. Forse aspettava qualcun altro. Non sapeva cosa dire ma fu lei ad iniziare “Ciao...oh scusami-riferendosi al fatto che erano ancora davanti alla porta- vieni, entra!” sorrise e Josh pensò che era stato davvero uno stupido ad averla lasciata, che se a suo tempo avesse seguito il cuore, adesso avrebbe potuto ritenersi l’uomo più fortunato del mondo. Katie lo fece sedere sul divano e si accomodò accanto a lui, si percepiva nell’aria imbarazzo e disagio, e non più quell’alchimia e complicità di un tempo.

 

Aveva davanti a sé il ragazzo che più di una volta aveva definito il suo primo amore, e in realtà era ancora così, stranamente non sapeva cosa dirgli, come mai era lì? Forse per scusarsi o avrebbe fatto finta di nulla e sarebbero tornati gli amici di un tempo? All’improvviso si rese conto che mentre faceva questi ragionamenti contorti, lui era ancora lì, davanti a lei. Lo fece entrare ma lui non aveva ancora aperto bocca, il che era preoccupante dato la parlantina che Josh ha di solito. Poi, dopo circa dieci minuti di religioso silenzio, si decise a parlare “Ti chiederai perché sono qui e...in realtà me lo chiedo anch’io!-sorrise e lei lo imitò- Questa sera ero in un pub e ad un tratto mi sono voltato e tu eri lì, con una tua amica- ora iniziava a capire tutto e poteva dare finalmente un volto a quella sagoma che le era tanto familiare- non mi sono avvicinato perché....non c’è un motivo ben preciso e al momento sono confuso. Ci siamo allontanati in un modo che il solo pensiero mi fa rabbrividire e tutto a causa mia. Sta di fatto che sono le due di notte e, girando per le strade non volendo mi sono ritrovato sotto casa tua. Non sapevo se suonare o no ma mi sono detto che ormai non avevo più nulla da perdere...” dopo quella famosa notte di sei mesi prima Katie aveva tanto sperato in questa scena che quasi non ci credeva. Non sapeva cosa rispondergli e ogni cosa le sembrava insensata. Qualcosa le disse che doveva abbracciarlo e così fece.

 

Era stato uno stupido ad entrare ma, dopo aver rotto il ghiaccio spiegandole il motivo, o meglio il non-motivo, della sua visita si sentiva meglio. E quando Katie gli si buttò addosso abbracciandolo, sorrise e ricambiò l’abbraccio con lo stesso affetto, ma era davvero affetto? Dopo quel momento interminabile, Josh le asciugò le lacrime che per l’ennesima volta in una giornata le avevano rigato il volto e lui si ritrovò a pensare ancora una volta che avrebbe voluto starle accanto giorno dopo giorno per vederla crescere e diventare una donna, per condividere con lei momenti belli e brutti, per sostenerla nelle piccole grandi scelte che avrebbe dovuto affrontare e per asciugarle le lacrime, proprio come stava facendo in quel momento perché per lui quel piccolo gesto nascondeva grandi sentimenti.

 

Quel semplice gesto di asciugarle le lacrime l’aveva fatta rabbrividire nel vero senso della parola. Non le capitava spesso di provare questo tipo di sensazioni ed era proprio questo che le era mancato di più di lui...adorava il suo modo di difenderla, di proteggerla, di farla sentire al centro dell’universo con una semplice parola, anche solo sfiorandola desiderava chiudere gli occhi e lasciarsi cullare da quei dolci sentimenti che, in qualche modo, l’avevano fatta crescere e diventare una persona diversa, di cui era orgogliosa e anche lui lo era. Scacciò subito via quei pensieri e gli chiese se desiderava qualcosa da bere, ma lui si alzò e si avviò in cucina lasciandola riposare sul divano “A quest’ora dovresti riposare, aspettami qui. Ci penso io...”.

 

Aveva aperto il frigo e notò che quasi completamente vuoto, “Chissà da quant è che non fa la spesa!” pensò, si voltò verso il tavolo e notò il bigliettino di Tom e lo lesse. Si sentì subito in colpa per l’azione che aveva appena fatto, non avrebbe dovuto leggere quel biglietto soprattutto perché lui e Katie non erano più in confidenza come prima...ma almeno ora sapeva il motivo del suo sfogo e avrebbe potuto aiutarla. In questo modo si sarebbe sicuramente riconsolidata fra di loro quell’amicizia di cui entrambi avevano sentito la mancanza. Prese i bicchieri e ritornò in sala.

 

Quando era ritornato in sala non aveva più lo stesso sguardo, sembrava diverso. Si sedette accanto a lei e disse: “Come va con Tom?” la domanda sorprese Katie che rispose falsamente “Bene- sorrise, ma non se la sentiva di mentirgli- a parte qualche discussione, ma credo sia normale dato che aspettiamo un bambino” “Già, di quanti mesi sei incinta?” questa era la domanda che si aspettava gli avrebbe posto ma che temeva, abbassò lo sguardo e sussurrò “Sei mesi e una settimana...” Josh rimase un attimo in silenzio, poi gli occhi gli si spalancarono e disse “Ma è esattamente quando noi...” non finì la frase, Katie aveva capito. Esattamente sei mesi e una settimana prima Josh era andato nell’appartamento di Katie e, scherzando e ridendo, l’amore li sommerse e finirono per baciarsi. Poi fecero l’amore, per Katie era la prima volta ma non si tirò indietro perché tra le braccia di Josh si sentiva al sicuro. Il mattino dopo però Josh si fece prendere dal terrore di non poterla rendere felice, di farla soffrire di nuovo proprio come quando l’aveva tradita e la lasciò nel letto ancora addormentata. Da quel giorno non si fece più sentire.

 

Quella notizia lo aveva paralizzato. “Mi ha per caso detto implicitamente che sono io il padre del bambino?” pensava e continuava a ripetersi che non era possibile, ma ragionando con logica, era proprio così che doveva essere andata. Dopo che l’aveva lasciata nel letto quella mattina, non viveva più. Era diventato passivo, un vegetale. Aveva saputo dai giornali che Katie si era fidanzata con Tom e che aspettavano un figlio, aveva ritenuto che stessero correndo un po’ troppo ma mai aveva pensato ad una cosa del genere. Non sapeva più cosa dire e gli scappò un “Perché non me l’hai detto?” “Come avrei potuto? Quella mattina mi sono svegliata e tu non c’eri , ti ho cercato, ti ho aspettato, ma niente! Eri sparito! Ho pensato che forse avevi bisogno dei tuoi spazi, che per te era stato un errore e poi ti ho provato a telefonare ma non sono riuscita a rintracciarti...o forse non volevi che ti rintracciassi...” Josh abbassò lo sguardo, aveva ragione lei, voleva evitarla e c’era riuscito per sei mesi, ma per quanto New York possa essere grande, non ci si può mai perdere di vista.

 

Come aveva potuto fargli una domanda del genere? Sapeva quello che provava per lui, e nonostante ciò lui l’aveva abbandonata e non aveva voluto saperne più niente di lei. Gli aveva detto una parte di quello che da mesi aspettava di dirgli, la cosa più importante l’aveva fatta. Lui poi le chiese se Tom sapeva di tutto ciò e lei rispose: “Sì, il giorno seguente a quello che era successo fra noi l’ho conosciuto e, al contrario di quello che può sembrare, è stato molto carino con me. Abbiamo iniziato a frequentarci, io lo facevo soprattutto per dimenticarti, poi pian piano quella semplice amicizia si è iniziata a trasformare in qualcosa di più , io scoprii che ero incinta ma non avevo mai fatto l’amore con lui, avrebbe sicuramente pensato che l’avevo tradito. Poi lui se ne accorse perché avevo lasciato il test in bagno e non si arrabbiò, gli spiegai la situazione e mi disse che non gli importava di chi fosse il bambino e sarebbe stato ben  felice di fargli da padre. Mi presi qualche giorno per pensarci e arrivai alla conclusione che per il bene del bambino dovevo accettare. Ma le liti si facevano sempre più pesanti e adesso si è preso una pausa di riflessione...” piangeva nuovamente. Lui l’abbracciò e  con una mano le accarezzava la testa. Dopo tanto tempo si sentiva di nuovo al sicuro.

 

Dopo quello che gli ha detto non potrebbe mai essere arrabbiato con lei, anche perché è soprattutto colpa sua. L’amava. Ne era sicuro e quel bambino ne era la prova, ma ora era troppo tardi, il fatto che Tom si fosse preso una pausa non significava che si fossero lasciati e soprattutto non significava che lei non lo amasse più. “Lo ami ancora?” lei lo fissò negli occhi e rispose “In sei mesi come avrei potuto smettere di amare te e innamorarmi di lui? E poi ogni volta che lui-si accarezzò la pancia- scalcia o comunque si fa sentire penso a te e quello che avremmo potuto avere insieme se solo tu non te ne fossi andato...” istintivamente Josh poggiò la sua mano sul grembo di lei e Katie fece lo stesso, il bambino si mosse e Josh sorrise “Si è mosso! Hai sentito?”

 

Quando Josh toccò il pancione e sorrise anche Katie si ritrovò a farlo, quella era la scena che sognava da quando aveva conosciuto Josh, da quando aveva iniziato a desiderare una famiglia e dei figli.

Erano le tre passate e cominciava ad avere sonno. Josh se ne accorse e si scusò “Me ne vado. Avevo dimenticato l’ora” Katie non voleva che lui se ne andasse, non ora che tutto cominciava a combaciare e ad andare per il verso giusto, poggiò la mano su quella di Josh, che ancora accarezzava il grembo, e gli chiese di restare. Lo vide titubante, riflesse un po’ e poi accettò. Si stesero sul letto e si addormentarono. Ma in realtà nessuno dei due dormiva “Katie?” “Sì?” “Dormi?” “Non riesco a dormire...” “Neanch’io...ho un’altra cosa da dirti...” “Sei fidanzato?!!?” “Cosa? No, no! Volevo dirti che quella mattina...” lei gli mise un dito sulle labbra e gli fece segno di non parlare “Schhh, non mi importa perché quella mattina sei scappato. Per molto tempo pensavo solo a quello, ma ora...non più, ora ci sei tu, ci sono io...e nostro figlio e non conta più nulla per me” lo abbracciò più forte, Josh appoggiò il mento sulla testa di Katie “neanche per me” si addormentarono con il sorriso sulle labbra.

 

Il giorno seguente passarono la giornata insieme ma Katie non era del tutto rilassata, sapeva di avere una questione in sospeso con Tom. Decise di andare nel suo appartamento mentre Josh l’avrebbe aspettata a casa. Aveva ancora le sue chiavi di casa, entrò e lo trovò sulla poltrona ancora con il libro in mano. Sorrise dolcemente a quella scena, gli si avvicinò e lo svegliò. “Hey Katie, che ci fai qui?” “Devo parlarti...” “Anch’io e se permetti vorrei iniziare per primo” Katie annuì “So di essermi comportato male, di essere stato troppo geloso e di averti influenzato in molte scelte-lei cercò di replicare ma lui continuò- e ti chiedo perdono! Ma forse questa situazione non fa per me...ti amo, sei stata importante per me e avrò sempre un bellissimo ricordo di noi due, dei nostri momenti felici e non, delle esperienze vissute insieme che ci hanno reso più forti, a volte più vulnerabili e, in qualche modo, più uniti...il bambino che aspetti l’ho sentito veramente mio ma, per come sono fatto, non potrei vivere sapendo che non è mio figlio e con il terrore che suo padre possa ritornare e averlo tutto per sé...” Katie lo bloccò “è proprio di questo che ti volevo parlare...vedi, il padre, Josh, è tornato e ci siamo chiariti...io credo di amarlo ancora-sorrise- forse non ho mai smesso-lo guardò negli occhi- questo non vuol dire che ti ho preso in giro! Ti ho voluto davvero bene, mi sei stato accanto come nessuno avrebbe fatto e per questo te ne sono grata! Ma io ho bisogno di lui, di Josh...” Tom l’abbracciò “Aspetto l’invito per il battesimo...” cercò di smorzare la tensione ma non era semplice.

 

Uscì da quell’appartamento con le idee più chiare, si avviò verso casa sua dove Josh la stava aspettando.

Inserì la chiave nella serratura e le luci erano spente, chiuse la porta alle sue spalle e, senza accendere la luce, andò in sala. La stanza era illuminata da due semplici candele poste ai due lati del tavolo, in sottofondo una canzone romantica, la canzone che aveva accompagnato la sua storia d’amore con Josh. Si avvicinò al tavolo e qualcuno da dietro le mise le mani sugli occhi, non si spaventò, conosceva quelle mani. Quelle mani che avevano tante volte sfiorato il suo viso e, quella notte, anche il suo corpo. Quelle mani che l’hanno abbracciata, protetta, fatta sentire a casa. Quelle mani che giocavano con le sue in quei momenti di complicità. Racchiuse quelle mani nelle sue e si voltò lentamente. I loro occhi si incrociavano in un gioco di sguardi infinito, le loro labbra avevano aspettato impazientemente quel momento e, come una calamità si avvicinarono sempre più. Si unirono in un bacio eterno e dolcissimo. Per entrambi era la realizzazione di un sogno, la consapevolezza di voler stare insieme senza mai lasciarsi e di voler vivere serenamente con il bambino che sarebbe nato di lì a poco: il frutto del loro amore.

 

                                                         (Punto di vista Katie)

          ....una volta qualcuno disse: “La notte è silenziosa e nel suo silenzio si nascondono i sogni”.

     A distanza di due anni da quella sera, da quel bacio, da quelle emozioni, posso affermare che questa               

                                           frase è vera. Senza ombra di dubbio....